Lettera ai miei studenti

Source: Lettera ai miei studenti


Su Adele e le carriere meno lunghe dei cantanti

Gira e viene molto diffuso questo articolo del Guardian ( Why do stars like Adele keep loosing their voices) su cantanti e tecnica vocale (qui tradotto in italiano ). Non è una questione nuova, solo che avvenga anche ad Adele porta l’attenzione sull’esistenza piuttosto seria della cosa come dico da anni ed  è questione su cui è sostanzialmente fondato tutto il mio lavoro.

Allora alcune considerazioni:

  1. fino a un tempo ben presente alla memoria di molti adulti si ricorda e si ha esperienza di cantanti di opera e musica classica in genere dalla longevità assai pronunciata mentre negli ultimi quaranta anni almeno son eccezioni le voci longeve, e questo nonstante i medicinali a disposizione e gli ambienti spesso migliorati dal punto di visto del comfort ambientale per le voci.
  2. a partire dalla fine dell’ottocento e per tutto il novecento la richiesta tecnica sulle voci seguì la generale richiesta di maggior verità teatrale e minor contraffazione, maggior drammaticità e spostamento della ricerca del suono da un suono ormai percepito come falso e vacuo nel suo equilibrio perfetto verso una ricerca di peso e senso parlato dello stesso. La nascita della voce moderna pop e soul e del modo di cantare il teatro in musica ha seguito la stessa richiesta nella selezione e ricerca del suono.
  3. fino a certe decadi del novecento i cantanti cantavano e si formavano cantando molto spesso in acustica, ovvero senza microfono, mentre dalla seconda metà del novecento lo sviluppo delle tecniche di amplificazione e trattamento sonoro han spinto nella ricerca un suono formato direttamente attraverso e con il supporto di queste tecniche.
  4. quella che chiamo la rivoluzione foniatrica, ovvero un grande sviluppo della medicina legata alla voce e l’illusione ben cavalcata di poter sostituire i tecnici della voce precedenti e le tecniche vocali storiche con la logopedia ed eventualmente gli interventi medici.
  5. è cambiato il nostro stile di vita.

 

Rispetto al primo punto si fecero ipotesi sull’alzarsi del diapason (l’altezza del la utilizzato come riferimento e le voci a questo son molto sensibili) delle orchestre e grandezza dei teatri, quindi maggior scomodità e sforzo per le voci; poi il logorio delle voci si è mostrato fenomeno evidente e allarmante anche in cantanti che fan uso del microfono e addirittura cantanti jazz che son quelli che in teoria dovrebbero rischiare meno per la contenuta richiesta di intensità e sforzo vocale.

 
Rispetto al secondo punto non solo c’è stata la normale oscillazione che si ha storicamente tra ricerca di una cosa, eccesso dell’uso della stessa e quindi richiesta opposta (e di nuovo quando sarà eccessiva si rioscillerà indietro e questo credo avverrà col peso) ma la soluzione all’eccesso di peso ha dato vita a tecniche che mettono solo peso a cui alcuni in Italia cominciano a porre un freno (Juvarra e le protagoniste dell’articolo del Guardian, me stessa ma non in maniera assoluta e ideologica). La ricerca del nuovo suono atto a  supportare le nuove musiche è stato fatto senza la collaborazione delle vecchie tecniche sia perché a parte David Jones a Ny il mondo della voce ha rifiutato l’utilità degli antichi strumenti, sia perché i portatori delle scuole tecniche storiche e nazionali non han sentito la necessità di evolversi offrendo strumenti utili al nuovo suono ma rifiutando un suono per loro esteticamente inascoltabile e inconcepibile. Quindi chi è andato da insegnanti di canto classico delle volte ha imparato casualmente qualche cosa, delle volte ha avuto dei problemi nella creazione del suono per la musica che dovevano fare, delle volte han imparato alcuni assiomi senza capirne i principii e usandoli come tali e diventando a loro volta insegnanti più deboli dei precedenti. Non c’è stata quindi una creazione organica di una tecnica che usasse gli strumenti già sperimentati per alcuni secoli e le sottigliezze e gli equilibri raggiunti da quella tecnica a supporto dei nuovi suoni (in Italia pare che io sia la prima a davvero farlo mi dicono allievi che han girato come trottole). David Jones ha mantenuto una posizione conservativa della tecnica belcantistica italiana rivisitata in chiave svedese (tanto per capirci la tecnica di Kirsten Flagstad) che nel momento storico in cui ha cominciato a lavorare era assai funzionale e perfetta, mentre ora comincia a essere dietro alla richiesta di suono non eccellendo nella parte brillante e veloce e agile del suono che si comincia a cercare di nuovo.

 

Il fatto di cantare in acustica richiede oggettivamente un livello tecnico e di aggancio del diaframma che col microfono si può cammuffare e evitare e quell’aggancio è uno dei motivi di longevità vocale. Certo se fatto male ci si fa male ma i segnali di allarme arrivano precocemente prima che una vera carriera cominci e costringono o a costruirsi una tecnica o a lasciar stare. Senza richiedere l’anacronostico ricantare in acustica, che può aver senso solo per alcuni che davvero lo faranno, si deve comunque tener presente che quell’elemento che prima era indispensabile non è più indispensabile e va fornito e mantenuto in altro modo, ovvero va tecnicamente definito e si devon inventare esercizi e pratiche che lo mantengano.

La rivoluzione foniatrica. Cosa formidabile che ha dato strumenti impensabili ma che non ha cambiato il come si canta e il fatto che comunque è metodo scientifico anche la vecchia tecnica che ha permesso a Lilli Lehmann e molti altri di cantare in condizioni per noi impensabili senza saltare molte recite per malattie nonostante i riscaldamenti a camino o i viaggi in treni o carrozze non termicamente stabili come ora,senza antibiotici o antiacidi o protettori delle mucose o lenitivi delle mucose e senza le fantastiche iniezioni del dott. Zeitels. La stessa Lehmann in un capitolo del suo trattato di canto dice di come se si abbia tecnica saranno pochissime le recite che verranno perse mentre nomina molte e molti che con un banale abbassamento mattutino daranno sempre forfait (anche allora c’eran cantanti in carriera, anche brillanti, senza un sufficiente supporto tecnico e infatti saltavano molte recite regolamente anche loro). C’è stata una sorta di sbronza collettiva tanto che in un seminario ho sentito dire a delle logopediste che la voce è un lavoro loro mentre gli insegnanti e i cantanti son responsabili solo dello stile. Mi spiace ma su questo si dovrà avere e trovare un terreno di collaborazione.

Il cambiamento nello stile di vita è un elemento che metto in evidenza io, che il mio lavoro mette al centro, nel senso che le cose nuove che ho inventato lavorano sul diverso punto di partenza fisico nel quale in maniera comune e statisticamente rilevante ci troviamo e che non è stato finora affrontato o previsto dai trattati e dalle pratiche a cui io e i belcantisti italiani facciamo riferimento e nemmeno dai contemporanei. Vi faccio un piccolo esempio. Provate a espirare svuotandovi davvero di tutta l’aria che potete anche forzando un po’, poi fate una piccola apnea e un inspiro e ponendo una mano alla bocca dello stomaco all’altezza delle costole volanti e una all’inizio dello sterno cercate di inspirare fino a che la mano di sotto senta lo stomaco rientrare mentre quella di sopra lo senta riuscire all’altezza dell’inizio dello sterno. Nella mia pratica praticamnete nessuno di voi riuscirà a sperimentare questo, sentirete lo stomaco spingere verso fuori all’altezza della mano più bassa come una parte della pancia e mai rientrare. Non forzate se non ci riuscite perché le catene muscolari correlate sono molte e non intuitive e spesso il lavoro da fare è partendo da catene lontane. Questo dell’ipogastrio rientrato e dell’epigastrio che spinge è la posizione fisiologica del diaframma ed era da questa posizione in cui Caruso diceva di spingere per rinforzare e appoggiare.

La questione dell’articolo è assai chiara come è chiaro che si debba dare una risposta tecnica che anche tutte le tecniche inventate e largamente usate negli ultimi decenni non han dato in maniera soddisfacente altrimenti non staremmo discutendo ora. Molto mondo vocale sta riprendendo la tecnica belcantistica italiana perché è ormai unanimamente riconosciuto sia un punto di arrivo tecnico assai elevato e contiene molte risposte e molti strumenti su cui costruire e inventare risposte. Per il lavoro che faccio preferisco far riferimento a quella tecnica per come sviluppata tra settecento e ottocento perché più utile per un suono equilibrato e non deformato dall’eccesso di peso e drammaticità in cui il novecento ha implacabilmente spinto. Punto debole di quelle tecniche moderne è che o son su base esclusivamente rilassata involontaria (vedi la grande intuizione di Ilse Middendorf in parte ripresa nel libro della Linklater anche se non esplicitato) o su base esclusivamente volontaria e tonica. Nel nostro strumento abbiamo due cose che lo rendono diversi dagli altri e di cui tener conto: 1) mentre lo usi si modifica e si deve tener conto della sua costruzione (i trattati antichi dicevan tre anni senza cantare con le parole, io e David Jones concordiamo sui tre anni per avere una corretta formazione diaframmatica e di aggancio senza compensazioni) oltre al farlo suonare e di questo si deve tener conto per tutta la vita, 2) abbiam uno strumento i cui elementi essenziali son un muscolo involontario e non innervato per farti sentire mentre sta lavorando correttamente e delle corde vocali anche esse non innervate e vari punti di inserzione con strutture e muscolature volontarie e innervate da usare e non iperusare. Lo strumento prende la corretta e smagliante forma che sentiamo in alcuni quando la parte volontaria e innervata e quelle non innervate e non volontarie fanno la loro parte in un equilibrio dato dal lavoro contemporaneo e opposto delle stesse. Pensate a una mischia con due squadre. Il novecento ha sviluppato la parte volontaria e di forza facendone una New Zealand nei fatti senza curarsi dell’altra squadra che è diventata così esile da assomigliare a una squadra di bambini delle elementari. Le tecniche da rilassamento tolgono la forza a New Zealand per far sentire che l’altra squadra esiste e non averla schiacciata e non efficace. Le tecniche volontarie cercano di bloccare la squadra di ragazzini per almeno far avere un punto di resistenza. I foniatri dicono che queste due forze son irrilevanti. Lo stile di vita toglie alla squadra di ragazzini la possibilità di spingere ed eventualmente crescere e raggiungere New Zealand. Toccherà fra scuole di canto e foniatri e le tanti portatrici di brevetti fare un punto comune e di collaborazione comune ché la voce ha bisogno di un’officina in cui tutti gli strumenti sono utili e vanno usati quando servono e non ideologicamente lo stesso su tutti (questo il punto debole di chi ha cercato soluzione negli ultimi anni).