Lettera ai miei studenti

Quando cominciai a prendere lezioni di canto andai da Giannella Borelli, quando cambiai orario entravo dopo Chiara Taigi o Sumi Jo e la sentivo parlare di allievi che vincevano concorsi e che la invitavano nei vari teatri dove avevano ruoli. Era bravissima: un pensiero, una sapienza, il senso delle sfumature della tecnica belcantistica italiana che regolarmente ridiventa la base di ogni vocalità che sa quel che fa. Mi catalogò come soprano leggero e la nostra lezione delle 08:30 am di 45 min (per sua imposizione e ora che insegno so perché, mentre io la avrei voluta di 60) consisteva in vocalizzi fino al Sib sovracuto. Aveva sbagliato catalogazione, sono un contralto e già lo sapevo,  entrando in Conservatorio la abbandonai perché sapevo non essere un soprano leggero. Feci con lei una cosa che faccio con voi e che dopo un po’ che ci conosciamo chiedo sempre anche a voi: feci quella che poi sarei diventata come cantante, feci quello che avrei sempre fatto e che metodologicamente ha reso possibile i risultati che ho avuto da cantante e ora da insegnante. Ho sempre pensato fosse una eccezionale didatta vocale, man mano che miglioro insegnando lo penso sempre più. Non era meno brava per il suo errore, ero io a dover far qualcosa per imparare nonostante fossi nel cono d’ombra del suo sguardo tecnico. Ho cercato di farlo e di imparare da quello che aveva seminato anche senza che lo sapessi, pur non andandoci più, e quindi evitando di avere una modifica significativa del mio percorso. Questa è una cosa che dopo un po’ che siamo insieme comunque vi chiedo, ovvero di non essere pigri su una cosa che vi interessa, di diventare voi attivi e capaci, di essere oggettivi e generosi anche quando siete o vi troverete nel cono d’ombra (e come sapete delle volte vi ci metto apposta nel cono d’ombra per controllare che reagiate come si deve). Io lo sono con voi, e questo vi chiedo ora che vi sto dicendo che andrò via dall’Italia. Spero che una scuola con un terreno già formato mi voglia o che un centro di ricerca sia interessato alle mie ricerche e se non la troverò la creerò in luogo meno inadatto di questo come ho già fatto. Come sapete conoscendomi non vi abbandono, solo vi metto nelle condizioni di dimostrarmi che avete imparato e siete in grado di attivare ciò che di meglio vi posso insegnare: ovvero a essere  e mettere voi quella cura e allegria e profondità e disordine utile e a far quel passo che comunque la musica e il palco richiedono e che ci fa ritrovare come colleghi con tutti quelli che finora questo passo lo hanno fatto. In genere vi spingo e vi metto anche incastrati a non poterlo svicolare e avviene con il palco o risolvendo i difetti a lezione, qui vi chiedo di farlo per vostra scelta precisa. Vi chiedo di non sentirvi abbandonati, perché mi conoscete abbastanza da sapere che skype esiste e ci si fa lezione molto bene se si vuole, e anche un divano per chi vuole passare a trovarmi ma di spostare la prospettiva e essere anzi entusiasti che io vada dove si può costruire per me quel futuro che qui è tutto solo nel vostro progredire. Non sentitevi traditi o non considerati dal mio partire, è il contrario. Fate il cambio di prospettiva e pensate che vi tradirei se rimanessi, smentirei quello che insegno se rimanessi dove per motivi strutturali e storici vado sprecata, come avreste il diritto di sentirmi vacua se invece che andar via dalla Borelli fossi rimasta lamentandomi poi della mia mancata carriera per sua responsabilità. Siate i cantanti che so che siete e che vi insegno a essere.


2 Comments on “Lettera ai miei studenti”

  1. Patrizio Petrucci says:

    Ho conosciuto molto bene Giannella Borelli ,amica intima di mia suocera legata da grande amicizia alla Zeani e a Rossi Lemeni. Quest’ultimi si trasferirono ad insegnare all ‘Indiana University. Oggi Virginia vive in Florida col,figlio Alessandro. In bocca al lupo e cordialissimi saluti. Patrizio Petrucci

  2. luciacossu says:

    Senza averla incontrata non avrei fatto il cambio di prospettiva sulla voce che mi permettesse di studiare e profittare dei trattati di canto belcantisti. Grazie di cuore e crepi il lupo.
    Lucia Cossu


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